Magliette e colori

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Ogni mattina esco di casa, salgo sulla mia bicicletta e pedalo fino al lavoro. Sono una persona puntuale, quasi troppo, finendo per arrivare in anticipo. Anche per il lavoro – sarà l’ansia – parto sicuro di non far tardi. Per strada – ormai la solita ciclabile – osservo giorno dopo giorno volti e luoghi cambiare col tempo e le stagioni. E se d’inverno lo sguardo si fa più basso, forse per un moto del corpo che cerca di ripararsi dal freddo, d’estate la testa ruota e lo sguardo spazia attorno. Tutto è più luminoso e colorato ed è difficile non lasciarsi catturare, anche solo per un breve istante, da un volto, un bambino che corre o una mamma che spinge il figlio di pochi mesi. E sono ormai due settimane che ogni giorno, prima e dopo il lavoro, pedalo accanto a una piccola parrocchia. Non è la nostra, ma poco importa, perché sono sicuro che l’effetto sarebbe lo stesso. Già prima delle 9, numerosi bambini corrono e giocano con vari animatori. Magliette colorate si mischiano fra loro, cappellini di quattro colori si ritrovano legati da un filo, un filo quest’anno blu, come la maglietta del Pianeta del tesoro. Sì, perché sono i simboli quelli che subito ci richiamano sensi e significati. E cos’è un’Estate Ragazzi senza cappelli e magliette? E’ il primo impatto, è come una divisa, una linea di confine tra un semplice campo solare, un’attività di oratorio o una festa di compleanno. Quella maglietta, che con tanta invidia osservo mentre pedalo in bicicletta – ne avrei voluta una anche io, per aver potuto dire: io c’ero! – mi riporta a casa, mi richiama un’atmosfera di collaborazione, di amicizia, di risate, di scontri, di difficoltà, di fatiche, sudore, stanchezza, sonno. Richiama limiti che insieme si possono superare, richiama giochi, balli, laboratori e fantasia. Perché Estate Ragazzi può essere davvero tutto, dal luogo in cui lasciare un figlio che non può restare solo in casa, al campo solare, alla settimana di crescita e formazione, al luogo in cui vanno tutti i miei amici. Ma può anche essere un’esperienza di vita, perché i problemi che si affrontano nella convivenza forzata di una giornata di ER sono un po’ come il lavoro: c’è il collega più simpatico e quello più antipatico; c’è il lavoro che proprio vorresti evitare e quello che non vorresti far fare a nessun altro; c’è quello che comanda e quello che fa polemica. Estate Ragazzi è veramente mettersi in gioco – e non solo per fare punti per la propria squadra – ma è scontrarsi con tanti limiti: i propri e quelli degli altri. Ed è proprio bello scoprire che quando questo scontro si trasforma in essere squadra, essere uniti, allora la forza di uno compensa la fatica di un altro. E l’energia diventa una comunione di doni. E allora, in questi giorni, vedendo questi ragazzi, vedendo animatori che tornano a casa con la loro maglietta – immagino sudata dopo un’intera giornata – mi ricordo la soddisfazione e la pienezza di giornate così vive e vere, in cui anche uno scontro viene vissuto pienamente – perché ci sta a cuore! E non posso non riconoscere il potere che quella maglietta ha su di me, e spero di cuore che quel semplice blu – rosso, giallo o verde che sia – possa essere la testimonianza che c’è qualcuno che investe il suo tempo, indipendentemente dalle motivazioni. C’è qualcuno che è lì, che fa squadra, che è pronto a incitare e a sporcarsi le mani. E chissà, magari sarà un riflesso di quel Qualcuno che ogni giorno lo fa con noi.